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Con
quella faccia da minatore scozzese ripulito, Danny Boyle è il
regista che più di tutti ha fatto della sua furbizia un marchio di
fabbrica, nonché fulgido faro di richiamo della sua produzione
artistica.
Grottesco quanto si vuole, il cinema di Boyle ha un solo unico
pregio: ci ha fatto conoscere Ewan McGregor, eppure ha avuto anche
la colpa di abbandonarlo, se è vero che l’attore e il regista non si
parlano da tempo.
Per
il resto, che sia Piccoli Omicidi Tra Amici o Trainspotting, Una
Vita Al Massimo o The Beach, il cinema di questo astuto regista
punta solo sull’artifizio narrativo; che è davvero tale, se è stata
sufficiente un’endovena di droga sparata in primissimo piano in
cinemascope, per creare un caso attorno ad un regista, anni fa.
The
Millionaire non aggiunge nulla all’astuzia clownesca di Danny Boyle,
ma forse è il suo prototipo più manipolato e fasullo, un capolavoro
scientifico elaborato a tavolino, con la sua produzione accurata,
quello pseudo romanticismo d’altri tempi, la pretesa naif di
sembrare altro da Hollywood, con i suoi attori un po’ ruffiani, un
po’ carini presi dalla strada, in un contesto per nulla glamour come
le baraccopoli di Mumbai, e soprattutto la storia di una rivalsa
sociale contestata da chi ha più potere.
Forte delle sue dieci (dieci!) nomination all’Oscar, e fresco del
successo ai Golden Globe, per The Millionaire si sono scomodati gli
illustri paragoni con la fulgida Bollywood, l’incensata industria
cinematografica indiana, eppure è un giudizio troppo superficiale
accomunare questa pellicola mainstream sin dal suo titolo, che
accarezza il facile riferimento ad uno dei quiz più popolari della
storia della televisione MON-DIA-LE, con le leggendarie fiabe per
immagini di certo cinema immaginifico e nobile, decisamente lontano
dalla ribalta del grande pubblico.
Perfetto nel sembrare populista e quasi democratico nello spacciare
i cattivi per cattivi, e i buoni per buoni, The Millionaire non
nasconde nulla ma mostra più del tutto agli occhi dello spettatore
beone, che uscirà dalla sala cinematografica rifocillato di parco
sentimentalismo per aver sostenuto il povero-centralinista-indiano
nella sua scalata verso le 250 mila rupie del montepremi finale.
Ma
nessuno di questi penserà all’incoerenza di una storia che inizia
con l’ostentata miseria di Bombay, tra rivolte di religione e cumuli
di sozzure, e che finisce con quel glorioso siparietto di danze e
canti dell’happy ending, che mortifica le brutali torture cui si è
stati costretti ad assistere durante il film?
Nessuno crederà di doversi indignare che la logica dello spettacolo
ci vuole far piacere questo poveraccio che in realtà si rivelerà
essere il più grande sculato della TV indiana, per cui ad ogni
domanda corrisponde una risposta fornitagli dalla sua stessa vita di
vagabondo?
Una
cosa è certa: vista la facilità con cui si può diventare milionari
nei quiz televisivi indiani, io una domanda per partecipare, la
farei.
THE
MILLIONAIRE, di Danny Boyle, con Dev Patel, Anil Kapoor, Freida
Pinto. |