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Claudio Salvati

 

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THE MILLIONAIRE

 

“The millionaire” ovvero l’equilibrio perfetto tra culo e furbizia

recensione di Claudio Salvati

 

 

 

Con quella faccia da minatore scozzese ripulito, Danny Boyle è il regista che più di tutti ha fatto della sua furbizia un marchio di fabbrica, nonché fulgido faro di richiamo della sua produzione artistica.

Grottesco quanto si vuole, il cinema di Boyle ha un solo unico pregio: ci ha fatto conoscere Ewan McGregor, eppure ha avuto anche la colpa di abbandonarlo, se è vero che l’attore e il regista non si parlano da tempo.

Per il resto, che sia Piccoli Omicidi Tra Amici o Trainspotting, Una Vita Al Massimo o The Beach, il cinema di questo astuto regista punta solo sull’artifizio narrativo; che è davvero tale, se è stata sufficiente un’endovena di droga sparata in primissimo piano in cinemascope, per creare un caso attorno ad un regista, anni fa.

The Millionaire non aggiunge nulla all’astuzia clownesca di Danny Boyle, ma forse è il suo prototipo più manipolato e fasullo, un capolavoro scientifico elaborato a tavolino, con la sua produzione accurata, quello pseudo romanticismo d’altri tempi, la pretesa naif di sembrare altro da Hollywood, con i suoi attori un po’ ruffiani, un po’ carini presi dalla strada, in un contesto per nulla glamour come le baraccopoli di Mumbai, e soprattutto la storia di una rivalsa sociale contestata da chi ha più potere.

Forte delle sue dieci (dieci!) nomination all’Oscar, e fresco del successo ai Golden Globe, per The Millionaire si sono scomodati gli illustri paragoni con la fulgida Bollywood, l’incensata industria cinematografica indiana, eppure è un giudizio troppo superficiale accomunare questa pellicola mainstream sin dal suo titolo, che accarezza il facile riferimento ad uno dei quiz più popolari della storia della televisione MON-DIA-LE, con le leggendarie fiabe per immagini di certo cinema immaginifico e nobile, decisamente lontano dalla ribalta del grande pubblico.

Perfetto nel sembrare populista e quasi democratico nello spacciare i cattivi per cattivi, e i buoni per buoni, The Millionaire non nasconde nulla ma mostra più del tutto agli occhi dello spettatore beone, che uscirà dalla sala cinematografica rifocillato di parco sentimentalismo per aver sostenuto il povero-centralinista-indiano nella sua scalata verso le 250 mila rupie del montepremi finale.

Ma nessuno di questi penserà all’incoerenza di una storia che inizia con l’ostentata miseria di Bombay, tra rivolte di religione e cumuli di sozzure, e che finisce con quel glorioso siparietto di danze e canti dell’happy ending, che mortifica le brutali torture cui si è stati costretti ad assistere durante il film?

Nessuno crederà di doversi indignare che la logica dello spettacolo ci vuole far piacere questo poveraccio che in realtà si rivelerà essere il più grande sculato della TV indiana, per cui ad ogni domanda corrisponde una risposta fornitagli dalla sua stessa vita di vagabondo?

Una cosa è certa: vista la facilità con cui si può diventare milionari nei quiz televisivi indiani, io una domanda per partecipare, la farei.

THE MILLIONAIRE, di Danny Boyle, con Dev Patel, Anil Kapoor, Freida Pinto.