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Ron Howard stupisce. Di lui si è
sempre parlato come del più classico tra i cineasti contemporanei,
laddove persino i puristi storcevano il naso nel tentativo di
inquadrare un regista solitamente poco personale, soporifero nello
stile, salvato dal suo indubbio talento nel lavorare su
sceneggiature commercialmente stuzzicanti.
Del resto non si possono ignorare i
natali dell’ex Ricky Cunnigam di Happy Days: una vita passata ad
imbastire successi e privilegi, come quello di essere diretti da
George Lucas in America Graffiti e di aver appreso le regole del
mercato da Roger Corman, maestro nel far incontrare denari e
risultati cinematografici.
Glissati gli anni Ottanta e Novanta
con una manciata di grandissimi successi al box-office (Slpash - Una
sirena a Manhattan, Cocoon, Cuori Ribelli, Fuoco Assassino, Apollo
13. Ransom – Il Riscatto), che spesso la critica ha ritenuto
benevolmente innocui, non si può dire che l’ex bambino prodigio
abbia segnato il nuovo millennio con un bacio.
L’insuccesso commerciale di ED tv e di
The Missing (che però è un western curiosamente anomalo, con una
Cate Blanchett stratosferica) da un lato, e l’inutilità palese della
sua regia nell’adattamento de Il Codice Da Vinci (benchè sia stato
il blockbuster del 2006) dall’altro, sono stati appena salvati dal
buon Cinderella Man e dall’Oscar di A Beautiful Mind, ma quanti
pensano ancora oggi che quel premio sia un’usurpazione?
Probabilmente le scuse arrivano ora, e
assieme a loro la patente di autore, con Frost/Nixon.
Che è uno dei miglior film di questa
annata anonima e soprattutto una straordinaria riflessione politica
sul mezzo televisivo e sulla parola.
Nella primavera del 1977, dopo un
insistente corteggiamento da parte del conduttore britannico David
Frost, Richard Nixon accetta di essere intervistato in televisione,
conseguentemente allo scandalo Watergate e alla grazia concessagli
dal Presidente Ford che lo aveva succeduto, generando ulteriore
acredine da parte degli americani.
Convinto della personalissima idea che
il Presidente degli Stati Uniti d’America non commette reato anche
se infrange la legge, Nixon sperava di trasmette questa sua
sicurezza all’opinione pubblica che lo massacrava da tempo.
Eppure quella televisione che già
durante la campagna elettorale contro JFK lo tradì (ricordate il
labbro superiore imperlato di sudore, rispetto alla naturale
eleganza del rampollo della più illustre famiglia d’America?), gli
si ritorse nuovamente contro.
Elaborando la trionfale piece teatrale
di Peter Morgan, che rievoca la tensione che si respirò in
quell’intervista, Ron Howard realizza il suo film più compiuto,
sviando le trappole del teatro filmato che rischiava di inglobare
questo bellissimo Frost/Nixon entro i pericolosi corridoi della
tipica “operetta da camera”, grazie al montaggio invisibile tipico
di Howard Hawks (lui si, un classico).
Ne risulta così un film stratificato e
concitato, molto parlato ma non verboso, con un gioco di piani
alternati, di tagli di inquadrature vorticosi e dinamici: tutto si
muove in continuazione, come in un inarrestabile balletto dialettico
dapprima divertito, poi sagace, infine serratissimo.
Non rinunciando allo spettacolo che è
linfa del suo cinema più famoso, il regista plasma con la complicità
dell’intrigante sceneggiatura, uno show democratico nel suo senso
politico, accessibile e sfavillante, che disquisisce sulle
trasformazioni della televisione americana con arguzia e leggiadria
e che si impreziosisce di interpretazioni superlative.
Michael Sheen (il Tony Blair di The
Queen) è un David Frost impeccabile, forse l’ago della bilancia di
tutta questa operazione, che scandisce con la sua verve il climax
della tensione nelle due ore di proiezione mentre Frank Langella
(una carriera da caratterista) è un Nixon che esprime il suo talento
da imbonitore politico di straordinarie risorse dialettiche.
Per citare una delle battute più
sibillinamente vere del film “l’intrattenimento è una cosa seria”.
Candidato a sei premi Oscar, tra cui
Miglior Film e Miglior Regia.
FROST/NIXON. IL DUELLO: di Ron Howard, con Michael Sheen, Frank
Langella, Tobey Jones, Kevin Bacon, Oliver Platt, Sam Rockwell,
Rebecca Hall. |