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Claudio Salvati

 

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FROST / NIXON. IL DUELLO

 

Come ti sotterro un presidente

recensione di Claudio Salvati

 

 

Ron Howard stupisce. Di lui si è sempre parlato come del più classico tra i cineasti contemporanei, laddove persino i puristi storcevano il naso nel tentativo di inquadrare un regista solitamente poco personale, soporifero nello stile, salvato dal suo indubbio talento nel lavorare su sceneggiature commercialmente stuzzicanti.

Del resto non si possono ignorare i natali dell’ex Ricky Cunnigam di Happy Days: una vita passata ad imbastire successi e privilegi, come quello di essere diretti da George Lucas in America Graffiti e di aver appreso le regole del mercato da Roger Corman, maestro nel far incontrare denari e risultati cinematografici.

Glissati gli anni Ottanta e Novanta con una manciata di grandissimi successi al box-office (Slpash - Una sirena a Manhattan, Cocoon, Cuori Ribelli, Fuoco Assassino, Apollo 13. Ransom – Il Riscatto), che spesso la critica ha ritenuto benevolmente innocui, non si può dire che l’ex bambino prodigio abbia segnato il nuovo millennio con un bacio.

L’insuccesso commerciale di ED tv e di The Missing (che però è un western curiosamente anomalo, con una Cate Blanchett stratosferica) da un lato, e l’inutilità palese della sua regia nell’adattamento de Il Codice Da Vinci (benchè sia stato il blockbuster del 2006) dall’altro, sono stati appena salvati dal buon Cinderella Man e dall’Oscar di A Beautiful Mind, ma quanti pensano ancora oggi che quel premio sia un’usurpazione?

Probabilmente le scuse arrivano ora, e assieme a loro la patente di autore, con Frost/Nixon.

Che è uno dei miglior film di questa annata anonima e soprattutto una straordinaria riflessione politica sul mezzo televisivo e sulla parola.

Nella primavera del 1977, dopo un insistente corteggiamento da parte del conduttore britannico David Frost, Richard Nixon accetta di essere intervistato in televisione, conseguentemente allo scandalo Watergate e alla grazia concessagli dal Presidente Ford che lo aveva succeduto, generando ulteriore acredine da parte degli americani.

Convinto della personalissima idea che il Presidente degli Stati Uniti d’America non commette reato anche se infrange la legge, Nixon sperava di trasmette questa sua sicurezza all’opinione pubblica che lo massacrava da tempo.

Eppure quella televisione che già durante la campagna elettorale contro JFK lo tradì (ricordate il labbro superiore imperlato di sudore, rispetto alla naturale eleganza del rampollo della più illustre famiglia d’America?), gli si ritorse nuovamente contro.

Elaborando la trionfale piece teatrale di Peter Morgan, che rievoca la tensione che si respirò in quell’intervista, Ron Howard realizza il suo film più compiuto, sviando le trappole del teatro filmato che rischiava di inglobare questo bellissimo Frost/Nixon entro i pericolosi corridoi della tipica “operetta da camera”, grazie al montaggio invisibile tipico di Howard Hawks (lui si, un classico).

Ne risulta così un film stratificato e concitato, molto parlato ma non verboso, con un gioco di piani alternati, di tagli di inquadrature vorticosi e dinamici: tutto si muove in continuazione, come in un inarrestabile balletto dialettico dapprima divertito, poi sagace, infine serratissimo.

Non rinunciando allo spettacolo che è linfa del suo cinema più famoso, il regista plasma con la complicità dell’intrigante sceneggiatura, uno show democratico nel suo senso politico, accessibile e sfavillante, che disquisisce sulle trasformazioni della televisione americana con arguzia e leggiadria e che si impreziosisce di interpretazioni superlative.

Michael Sheen (il Tony Blair di The Queen) è un David Frost impeccabile, forse l’ago della bilancia di tutta questa operazione, che scandisce con la sua verve il climax della tensione nelle due ore di proiezione mentre Frank Langella (una carriera da caratterista) è un Nixon che esprime il suo talento da imbonitore politico di straordinarie risorse dialettiche.

Per citare una delle battute più sibillinamente vere del film “l’intrattenimento è una cosa seria”.

Candidato a sei premi Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

 

FROST/NIXON. IL DUELLO: di Ron Howard, con Michael Sheen, Frank Langella, Tobey Jones, Kevin Bacon, Oliver Platt, Sam Rockwell, Rebecca Hall.