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Claudio Salvati

 

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IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON

 

Una vita fuori dal comune

recensione di Claudio Salvati

 

 

La vita ha uno strano modo di far pagare dazio ai suoi sprovveduti naviganti: ci si accorge di assaporare tutta la sua pienezza quando si sente parlare con sempre più frequenza di morte.

Si cresce, dunque, quando ci si rende conto che altri prima e più grandi di noi, se ne vanno.

E subentra la malinconia, che è un’alterazione ondivaga tra euforica felicità e poetica tristezza, tra dolce e amaro, tra volontà e possibilità.

Benjamin Button nasce in circostanze davvero curiose, con la consapevolezza acquisita di cosa sia il crepuscolo, perché nasce già vecchio nel momento in cui, fagotto rugoso con problemi di cataratte e disfunzioni cardiocircolatorie, viene abbandonato sulle scale di un ospizio da un padre impaurito da una promessa troppo grande per la sua piccolezza.

E cresce nell’inadeguatezza di una vita che lo stupisce ogni giorno, perché il suo corpo ringiovanisce con la stessa tensione di un vecchio orologio che vuole sfidare le regole del suo tempo, mentre lui si scopre indomito e curioso vagabondo, amante periglioso e affabile, finché la morte non se lo porterà via, di nuovo in fasce, bellissimo bambino affetto da demenza senile e Alzheimer,  ma tutto sommato ricco di una vita che vale la pena raccontare, e di una storia d’amore straziante, costretta ad essere grande in un esiguo arco di tempo in cui due età diversamente compiute, si incontrano per riconoscersi simili.

Sfruttando la lapidaria intuizione del breve racconto di Francis Scott Fitzgerald e le perle di saggezza di Mark Twain, secondo cui “la vita sarebbe assai più felice se nascessimo all’età di 80 anni ed evolvessimo gradualmente fino ai 18”, David Fincher ammanta la sua genialità di emozioni e passione, e si corruccia del gravoso peso di un’opera che vuole essere d’autore, il film della svolta artistica dopo le pirotecniche e ben note prove di stile (che hanno tuttavia prodotto un eccelso capolavoro - Se7en – che è ormai un classico, e almeno due suggestivi risultati come Fight Club e Zodiac).

In parte ci riesce.

Perché Il Curioso Caso Di Benjamin Button ha un incipit trascinante e poetico, larvale nella sua intimità e argutamente comico nell’affrontare il tema della morte, e soprattutto è abbellito da un finale carico di pathos e tensione affidato ad una Cate Blanchett sovrumana.

Ma ciò che destabilizza un kolossal di quasi tre ore è una sceneggiatura altalenante e ingrata della sua fonte, che si trascina smarrita nella parte centrale, tra le pieghe di un intreccio amoroso risicato e che meritava ben altro vigore.

Si è parlato di Benjamin Button come di un’opera “classica” come se la patina vintage di questa pellicola, indubbiamente calligrafica, che accarezza l’imponderabile peso della storia americana, offuscasse i lampi di contemporaneità che il regista ha impresso alla narrazione.

Tuttavia David Fincher è forse il demiurgo più geniale e audace che la nuova cinematografia possa vantare e che nasconde, dietro la sua invidiabile eleganza formale, un forte senso del dinamismo, impreziosito da un coinvolgente utilizzo della prospettiva, tale da cogliere energia anche nella stasi.

Accanto a lui Brad Pitt è un protagonista magnetico e impavido, caso più unico che raro di un attore che recita in digitale per quasi novanta minuti, prestando la propria bellezza marmorea ad una vecchiaia di stupefacente veridicità, eppure laddove i meriti fisici finiscono, subentra quel tono pensoso e un po’ sospirato con cui affronta i suoi ruoli epici (L’Assassinio Di Jesse James su tutti), ben diversi dagli iperbolici personaggi grotteschi in cui offre il meglio del suo istrionismo (L’Esercito delle 12 Scimmie, The Snatch, Burn After Reading).

Di ben altra tempra la prova della Blanchett, che inizia recitando da Mostro Sacro quale è, per scoprire i nervi del suo essere donna in un finale silenzioso che dona al pubblico la vibrante percezione di un’intensità insostenibile.

Candidato a tredici Premi Oscar.

 

IL CURIOSO CASO DI BENJAMIN BUTTON, di David Fincher, con Brad Pitt, Cate Blanchett, Elias Koteas, Tilda Swinston.